‘Loving Vincent’, il primo film interamente dipinto, è un omaggio a Van Gogh

'Loving Vincent', il primo film interamente dipinto, è un omaggio a Van Gogh

Nelle sale italiane solo per tre giorni, 16, 17 e 18 ottobre, il film di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, è un’operazione mai tentata prima: un film d’animazione realizzato con attori e ridipinto utilizzando i quadri dell’artista. Un’indagine sulla sua vita e sul perché della sua morte

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Kirk Douglas ha consegnato per primo a Hollywood Vincent Van Gogh. Il film si intitola Lust For Life, è del 1956 e per quella interpretazione notevolmente intensa e drammatica  Douglas è stato pure candidato all’Oscar come migliore attore protagonista. Poi, trentaquattro anni dopo, con Vincent e Theo è arrivato il Van Gogh di Tim Roth, diretto da Robert Altman che ha scelto di delimitare il racconto (delimitare si fa per dire, dal momento che si tratta di quattro ore di film, inizialmente pensate come mini serie tv) al tormentato rapporto tra Vincent e suo fratello Theo. Forte sicuramente anche quello, urlato, ma che lascia segni non troppo profondi, come invece ci si sarebbe potuti aspettare da uno dei lavori del regista americano. Decisamente più controllato, anche perché abbondantemente romanzato, il Van Gogh di Maurice Pialat del 1991.

E via, si potrebbe andare avanti ancora molto con le pellicole, tra documentari e fiction, che hanno portato sullo schermo momenti della vita del pittore olandese. Non si troverebbe, però, niente come quello che abbiamo la possibilità di vedere ora con Loving Vincent, film diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman, nelle sale italiane solo il 16, 17 e 18 ottobre, distribuito da Nexo Digital e Adler Entertainment. A dire la verità, nessun film finora realizzato è paragonabile a questo: quello che, infatti, in sei anni di lavoro è stato creato è il primo lungometraggio interamente dipinto. Un’opera, per rendere semplice quello che semplice non è stato affatto, prima recitata da attori, poi trasformata in film d’animazione da una squadra di centoventicinque artisti che hanno riprodotto su tela ognuna delle 65mila inquadrature. Dipingendo nello stile di Van Gogh, naturalmente. Gli attori, quindi, che hanno assunto i ruoli dei protagonisti dei quadri di Van Gogh sono poi stati ri-trasformati in quadri. Il risultato è che a raccontarci della vita del pittore sono i suoi personaggi. Uno in particolare, Armand Roulin (recitato da Douglas Booth, Jupiter: Il Destino dell’Universo, Noah), figlio del postino barbuto Joseph Roulin (Chris O’Dowd, Le Amiche della Sposa, IT Crowd), con il suo soprabito giallo e il cappello a falda larga, intraprende un viaggio che da Parigi lo porta a Auverse – sur – Oise, (il villaggio dove Van Gogh ha trascorso gli ultimi giorni di vita) deciso a investigare sulle cause che hanno spinto Vincent a suicidarsi.

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