Intelligenza artificiale, cosa può andare storto?

Intelligenza artificiale, cosa può andare storto?

Giornalista
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La notizia, che molti giornali e siti web hanno ripreso con un certo sensazionalismo e a volte una buona dose di approssimazione, è di quelle che sembrano arrivare dritte da un film di fantascienza. Nei laboratori di Facebook avrebbero interrotto un esperimento perché le intelligenze artificiali (Ai) sarebbero andate “fuori controllo”. In realtà, le cose non sono così drammatiche, ma spingono comunque a qualche riflessione.

Che cos’è successo nei laboratori di Facebook? In parole povere è successo che due bot hanno deciso che l’inglese fosse uno strumento di comunicazione poco efficace e hanno cominciato a “parlare” tra loro sviluppando un linguaggio che era incomprensibile per gli analisti che ne controllavano il funzionamento. Un comportamento del tutto naturale, viste le premesse (l’Ai è pensata proprio per trovare sistemi più efficaci per risolvere i problemi), ma che ha comprensibilmente allarmato gli stessi ricercatori.

Al di là del caso specifico, la notizia è indizio di una realtà che tendiamo a ignorare: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è molto più avanzato di quanto si possa generalmente pensare. Nel settore della sicurezza informatica, per esempio, il machine learning è considerato una delle chiavi per individuare le minacce ancora sconosciute e le società antivirus stanno investendo cifre importanti nello sviluppo di motori Ai sempre più evoluti, non senza qualche dubbio.

Qualche settimana fa mi è capitato di partecipare a un incontro a Helsinki con Mikko Hypponnen, uno dei più celebri esperti di sicurezza informatica. Affrontando il discorso dell’Ai, Hypponen si è lasciato andare a qualche considerazione forse un po’ “filosofica” ma decisamente interessante. Per esempio: siamo consapevoli che creando una “vera” intelligenza artificiale l’uomo abdica al suo ruolo di essere il più intelligente sul pianeta Terra?

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