Riconoscimento facciale: l’FBI ed il nuovo Database. I critici: «Chiunque è un sospettato»

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Il Database dell’Fbi si allarga
grazie al riconoscimento facciale
I critici: «Chiunque è un sospettato»

Dopo un accordo con 16 Stati Usa, il Bureau dispone di 548 milioni di immagini, comprese quelle delle patenti di guida. Le associazioni per la difesa dei diritti civili: «È un abuso». Ma i federali pensano anche all’analisi dei social network

di Marta Serafini

Non siamo ancora al livello di Precrimine, il sistema di prevenzione degli omicidi di Minority Report, ma poco ci manca. Già, perché oggi all’Fbi basta una fotografia per sapere tutto di una persona. Nome in codice NGI (Next Generation Identification), questo software è stato sviluppato dalla Lockheed Martin, colosso dell’ingegneria aerospaziale e di difesa. Il programma si basa, tra le altre cose, sulla tecnologia del riconoscimento biometrico e — proprio come avviene per le impronte digitali — rende individuabile una persona misurando la distanza che intercorre tra determinati punti del suo viso.

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